Il GUSTO con le sue infinite sfaccettature non può escludere l’architettura. Proprio per questo nasce il premio “La Cantina di Prometeo”: spazio del lavoro e processi di vinificazione” da attribuire alla cantina che meglio coniughi l’idea di efficienza produttiva a quella di integrazione al paesaggio di origine.

La Cantina di Prometeo intende dare risalto e premiare i produttori che si distinguono per l’impegno, la passione e l’amore, presupposti imprescindibili per conseguire risultati superlativi quali eccellenti produzioni enologiche, affascinanti strutture architettoniche di cantine e spettacolari vigneti.

 

SPAZIO DEL LAVORO E PROCESSI DI VINIFICAZIONE.

Prometeo è l’eroe mitico che ruba il fuoco agli dei per donarlo agli uomini, la sua figura evoca il gesto primigenio e fondativo dell’industria umana, intesa come attività capace di stabilire l’autonomia dell’uomo dalla natura.

Oggi, la piena consapevolezza della cittadinanza dell’attività produttiva industriale, di qualità, entro la tradizione, nobile, dell’enologia, è in grado di comunicare la piena appartenenza di quest’ultima all’estetica prometeica.

In questo caso l’attività produttiva sottende la creazione di un’opera capace di dialogare con altre forme d’arte, in primis con l’architettura, oggi, ottimamente rappresentata, nel mondo dell’enologia, da tutta una serie di cantine d’autore.

Da Mario Botta a Steven Holl, da Santiago Calatrava a Frank O Garry, in tutto il mondo, si costruiscono cantine prestigiose.

Il tema dell’enologia affascina i massimi architetti contemporanei; una dopo l’altra sorgono architetture memorabili articolate in avveniristiche e spettacolari strutture d’avanguardia. Queste architetture instaurano un rapporto dialettico, con il vino, il territorio e il paesaggio.

L’architettura, da sempre un formidabile strumento di comunicazione, si pone al servizio dell’enologia proiettando quest’ultima verso nuovi traguardi un tempo nemmeno immaginabili.

In Francia Ricardo Bofil ha realizzato a Pauillac, nel bordolese, il nuovo impianto di Chateau Lafite Rothscild; l’altra Rothscild, la baronessa Philippine, ha costruito l’innovativa cantina di Opus One in Napa Valley. In Spagna le bodegas, cantine quali la Bodega Chieti, progettata da Rafael Moneo ad Arinzano, in Navarra, o ancora la Bodega Ysios che Santiago Calatrava, ha costruito, per Iverus, a La guardia nella Rioja Alavesa, o la cantina che Frank O. Garry ha progettato per l’azienda vinicola Marquès de Riscal a Elcigno, hanno fatto la storia dell’architettura contemporanea.

In Italia Emanuela Stucchi Prinetti ha chiamato gli architetti Natalie Grenon e Piero Sartogo a progettare la cantina di badia Coltibuono; Alberto Cecchetto ha edificato la cantina Rotari che fa parte della cittadella del Vino, un’importante realtà voluta dal gruppo Mezzocorona; Angelo Gaia ha fatto erigere da Giovanni Bo una splendida cantina a Castagneto Carducci, Alois Lageder ha fatto costruire dallo studio Abram&Schnabl, a Magrè, in provincia di Bolzano, una suggestiva cantina molto simile a quella che Mario Botta ha disegnato per Vittorio Moretti a Petra.

L’architettura si manifesta in tutta la sua tradizione, la cantina è spesso intesa come “cattedrale dell’enologia contemporanea,” un luogo ove ottimamente interagiscono lo spazio del lavoro ed i processi di vinificazione.

La propensione dell’enologia al dialogo con l’architettura di qualità, ci ha indotto a considerare questo binomio virtuoso, consigliando di valorizzare tale sinergia attraverso l’istituzione di un premio volto a gratificare alcune tra le più significative realtà architettoniche del mondo, anche nella prospettiva del loro inserimento in un paesaggio agrario, assai significativo, ove rilevantissimi appaiono gli aspetti progettuali caratteristici del rapporto tra ambiente costruito e non, e natura naturalis.

In questo senso è nato il PREMIO DI ARCHITETTURA LA CANTINA DI PROMETEO: SPAZIO DEL LAVORO E PROCESSI DI VINIFICAZIONE. Un’occasione questa, nella quale, i grandi nomi dell’architettura, si sono confrontati, hanno raccolto, ormai da qualche anno, la sfida lanciatagli dal mondo della viticoltura: progettare una cantina che sappia coniugare efficienza e spettacolarità nel rispetto del paesaggio.

Un’autorevole giuria, presieduta dal Prof. Arch. Paolo Portoghesi, Accademico di San Luca, e composta, dal Prof. Arch. Amerigo Restucci, magnifico rettore dell’Università IUAV di Venezia, dal Prof. Arch. Renzo Dubbini, Professore Ordinario dell’Università IUAV di Venezia, dal Prof Arch. Pietro Zennaro, Professore Associato dell’Università IUAV di Venezia, dal Prof. Arch. Francesco Amendolagine, Professore associato di Storia dell’architettura dell’Università degli Studi di Udine, e dall’Architetto Gian Camillo Custoza, ha assegnato, nella cornice di GustoCortina, i premi 2013. Sono stati premiati gli architetti e le aziende vitivinicole, a giudizio della giuria, meglio rappresentanti le migliori espressioni di integrazione tra architettura, enologia e paesaggio, per una opportuna valorizzazione delle tematiche del territorio e della disciplina urbanistica, per una promozione delle aree rurali e dei comprensori vitivinicoli di qualità.

Per la prima sezione, quella dedicata all’Architettura, volta a gratificare la migliore ricerca di un’integrazione tra progetto di architettura, contenuti innovativi dal punto di vista delle applicazioni tecnologiche e costruttive, mondo del vino ed industria enologica.

Il primo premio è andato al Prof. Architetto Augusto Romano Burelli, ed al Prof. Architetto Gianfranco Roccatagliata, docenti IUAV, per il già pluripremiato progetto della Cantina Perusini di Corno di Rosazzo (Udine), un edificio a torre che evoca la tradizione architettonica fortificata friulana e che è stato capace di reinterpretare, attraverso l’architettura, la cultura e la storia del paesaggio.

Il secondo premio è stato assegnato, all’architetto Alessandro Bagnoli, per il progetto della Cantina Dei, a Villa Martiena, Montepulciano (Siena), ideatore di un progetto che, a partire dall’idea archetipa della conchiglia, recupera l’utilizzo della pietra come elemento costitutivo e tipicizzante della storia dell’architettura stessa.

Terza classificata l’Architetto Wally Tomè, progettista della Cantina Bortolomiol di Valdobbiadene, Treviso, un progetto di archeologia industriale assai significativo, il recupero  della Filandetta, un progetto a cui è stato riconosciuto il merito di avere realizzato un’integrazione virtuosa tra un simbolo dell’industrializzazione e l’agricoltura, in una logica di valorizzazione della storia, del paesaggio, e del territorio.

Una menzione speciale è stata poi assegnata alla Cantina Bisol  e agli architetti Mariano Zanon, Alessio Bolgan, Bruno Ferretti per il progetto di recupero dell’antico vitigno della laguna di Venezia, Venissa.

Per la sezione seconda sezione quella del Paesaggio, volta a premiare la ricerca di integrazione tra progetto dell’ambiente costruito e non, mondo del vino, e paesaggio agrario,

il primo premio è stato assegnato agli architetti Giorgio e Luca Pedrotti, in associazione con il maestro Pomodoro, per il progetto della Cantina Tenuta Castelbuono Montefalco Sagrantino, il famoso “Carapace,” esempio eccezionale di integrazione con il paesaggio attraverso la capacità di dialogo con l’ambiente.

Al secondo posto si è posizionato il progetto della Cantina S. Simone, di Brisotto, Rondover, Porcia (Pordenone), realizzata dall’architetto Massimo Augusto Redigonda, esempio di perfetto inserimento del progetto all’interno delle linee costitutive del paesaggio.

Il terzo premio è andato alla cantina Poggio San Polo, Podernovi, Montalcino (Siena), progettata dagli architetti Dal Piaz e Giannetti.

Una menzione speciale infine è andata a Vigna 1350, di Cortina d’Ampezzo, una vigna che testimonia il coraggio di un’integrazione estrema della natura artificialis con quella naturalis.

Appare utile sottolineare la vasta partecipazione di pubblico all’iniziativa, che tra l’altro ha visto gli studenti del terzo e quarto anno dell’Istituto d’Arte di Cortina d’Ampezzo, sotto la direzione delle docenti Professoressa Elisabetta Fontana, Giuliana Corbatto e Marlene Kostner, progettare il logo del PREMIO DI ARCHITETTURA LA CANTINA DI PROMETEO: SPAZIO DEL LAVORO E PROCESSI DI VINIFICAZIONE.

 

Al primo posto Rebecca Menardi che si è distinta per aver saputo recuperare il tema della città ideale, integrandolo con quello della vite. Secondo posto per Erica del Pivo, terzo posto per Jacopo Costantini, Alec Manaigo e Renè Vollizza, terzo premio ex aequo per Anastasia Mosca.

 

Oggi, nel quadro della attuazione di una virtuosa sinergia operativa tra GOLDEN MOON, l’associazione scientifica PLUS ULTRA e le principali istituzioni culturali italiane, il comitato organizzatore del PREMIO DI ARCHITETTURA LA CANTINA DI PROMETEO: SPAZIO DEL LAVORO E PROCESSI DI VINIFICAZIONE, ha stabilito tutta una serie di importanti collaborazioni. Il PREMIO DI ARCHITETTURA LA CANTINA DI PROMETEO: SPAZIO DEL LAVORO E PROCESSI DI VINIFICAZIONE, si proietta oggi nella seconda edizione.

La sfida è la valorizzazione del territorio, riletto attraverso l’analisi dell’esperienza delle diverse tradizioni regionali italiane ed europee, stiamo pensando ad una seconda edizione ricca di istanze culturali proprie delle più significative realtà architettoniche del settore.

 

Il comitato organizzatore:

Prof. Francesco Amendolagine
Arch. Gian Camillo Custoza
Dott.ssa Maria Pia Mistura Montanari